Q.B.
Sono giorni intensi per me. Il week end a Londra con Robbins, ora a Treviso con l’Olimpia, domani a Lugano per Credit Suisse e venerdì in aula per Extraordinary… bellissimo!
Stamattina ho iniziato bene la giornata.
Non per merito mio. Per merito della Signora che serviva la colazione qui in hotel. Gentilissima e sorridente alla mia domanda “avete dei succhi?” mi ha risposto “se vuole le faccio una bella spremuta fresca!”.
Il sorriso, la disponibilità, l’offrirsi di fare un bicchiere grande è stato solo l’inizio. A quella Signora piaceva dare un buon servizio e io mi sono goduto tutto il momento. Salutandola, dopo averla ringraziata ripetutamente, le ho detto che mi aveva messo di buon umore grazie alla sua gentilezza, mi ha salutato con un altro sorriso e la mia giornata è iniziata bene.
A Londra il corso di Robbins era in una struttura bellissima ed enorme, dove oltre a noi 6.000 c’era una fiera del business. All’interno dell’edificio ci sono diversi stand dove mangiare: Bagel, Pizza, Cinese, Inglese e così via. Notavo come tutti gli operatori, molti non inglesi, avevano cura dei clienti e come preparavano i panini o i piatti con attenzione.
In quattro giorni di corso, nonostante la quantità di persone, non ho mai trovato il bagno sporco. Sempre pulito, in ordine con sapone e carta. I ragazzi che li pulivano spesso canticchiavano …
Il personale addetto alla sicurezza salutava chiunque gli passasse vicino.
Robbins ha, come sempre, fatto un seminario straordinario, e la struttura ben organizzata ha reso tutto più bello.
La spremuta di stamattina era buona grazie al sole delle arance di Sicilia, e il sorriso della Signora l’ha resa più gustosa.
Nelle ricette c’è sempre un Q.B. (quanto basta).
Spesso per il sale o altri condimenti (mi sono sempre chiesto come fa uno a capire quanto è che basta).
Una cosa è certa. Offrire un bicchiere grande di spremuta (soprattutto se sei tu a spremere) sorridendo, non richiede tantissima fatica. Fare i panini con attenzione pure. Tenere in ordine i bagni con 6.000 persone in giro forse sì.
Un’altra cosa è certa. Io stamattina ero più felice ma così mi sembrava anche la Signora. Ci vuole solo un po’ di extra ma ci vuole.
Speriamo che diventi sempre più ordinario, sembra assurdo scrivere un articolo su una cosa semplice, che dovrebbe essere scontata, come il sale nelle pietanze.
Chissà magari la prossima volta che porto mia figlia all’asilo le mamme che saluto mi risponderanno. Chissà magari le persone addette al servizio clienti delle aziende (e dei call center) daranno un vero servizio. Chissà che…
Non serve molto ma un po’ serve, Q.B.
Buona settimana e forza Olimpia!
Claudio
Marilyn aveva ragione
Uno dei vantaggi di fare come lavoro il Coach e il Trainer, è che ho accesso a un sacco di informazioni e nel tempo ho conosciuto tanti Maestri. Ho imparato molto da loro senza fare la fatica di decodificare la ricetta del successo perché lo avevano già fatto.
Ho l’onore di affiancare i migliori del mondo nel loro campo, poi qui in Italia ho la fortuna di lavorare al fianco di uomini e donne straordinari, dai quali (nonostante io sia il Coach) imparo tantissimo.
Spesso mi viene chiesto cosa rende queste persone così speciali. Concordo con l’idea di un mio collega americano che dice che non hanno nulla di speciale. La più grande differenza è in quello che fanno.
In molti pensiamo che, di fatto, ci sono 5 caratteristiche comuni a tutti coloro che hanno una vita fuori dall’ordinario.
Eccole.
Uno: vogliono imparare e non smettono mai di farlo.
Tu probabilmente hai questa caratteristica, altrimenti non leggeresti il mio blog. Io ho una pila di libri sul mio comodino, gigabite di memoria di audio corsi nel mio iPod, centinaia di articoli salvati sul mio Mac e una lista di corsi che voglio fare.
È una necessità, una bellissima “dipendenza”. Se vuoi migliorare devi migliorare. Sembra un gioco di parole ma è un dato di fatto. Chi si ferma è perduto. Cosa metti nella tua testa? Se non la riempi di informazioni utili rimarrà vuota o peggio si riempirà di stupidate che non serviranno a migliorare la qualità della tua vita.
Due: hanno una visione di un futuro migliore e soprattutto un “perché” enorme per volerlo.
Lo scopo, la risposta a “perché fai quello che fai?” è la grande differenza. È da un po’ che lo dico; è la prima domanda che pongo quando faccio Coaching. Molti chiedono per prima “cosa vuoi?” e poi “perché lo vuoi?”. Io faccio il contrario.
È il “perché” che dà la spinta emotiva, che riempie il cuore di emozioni. È il “perché” che ci guida e fa la differenza.
Sono le emozioni che ci rendono umani, non a caso dedicheremo il nostro “Extraordinary Day” proprio alle emozioni.
Tu quali emozioni hai durante la tua giornata tipo?
Sai perché fai quello che fai?
Tre: sono molto attenti a come investono il loro tempo e le loro energie.
Non sprecano due risorse così importanti, le investono con chi merita e a fare cose utili, o almeno divertenti!
Quattro: sono pronti a rischiare perché sanno che qualcosa andrà storto.
Non si aspettano di essere infallibili. Sanno che per crescere, migliorare e progredire faranno degli errori. Sanno anche che il modo migliore per sbagliare è non fare oppure fermarsi perché non si è riusciti le prime volte. La passione deve essere accompagnata dalla continuità. Solo in pochi casi le cose nuove funzionano subito. Il segreto sta nell’imparare senza mollare.
Se ci pensi le grandi aziende continuano a rinnovarsi anche se tutto va bene. Invece di star ferme sono in movimento anche se questo comporta dei rischi.
Cinque: si circondano di persone straordinarie.
Penso di aver stancato tutti ripetendo questo concetto. Se vai con lo zoppo impari a zoppicare.
Io sono fortunato, sono circondato da: colleghi, clienti, amici e da una famiglia che vuole da me solo il meglio e mi offre altrettanto.
Circondati di una squadra straordinaria. Per poterci rimanere dovrai crescere, poi anche solo per il processo di modeling implicito migliorerai stando vicino a loro.
Stamattina durante la mia camminata, ascoltavo un audio corso che parla della forza di volontà. Alcune ricerche dimostrano quello che ho sempre pensato, è come un muscolo, se la alleni ne hai di più. Certo imparare, avere uno scopo, investire bene il tuo tempo, rischiare e circondarsi di persone straordinarie richiede fatica. Il gioco però vale la candela.
Io sono convinto che poi non è così faticoso. Fai fatica solo se non ti piace, e se non ti piace vuol dire che stai imparando qualcosa di sbagliato per te, che non è allineato al tuo scopo, che stai investendo male il tuo tempo, che stai rischiando in modo stupido o che sei con le persone sbagliate.
Quando segui te stesso e la ragione per la quale sei qui, non fai fatica. Certo ti stanchi ma è quella stanchezza che ti riempie il cuore e l’anima.
Quindi buona settimana di bella fatica!
Claudio
P.S. Se vuoi essere dei nostri all’Extraordinary Day clicca qui
Forse il tuo successo è diverso da quello degli altri …
In questi ultimi giorni mi è capitato di rivedere delle persone che conosco. Mi ha sorpreso vederli uguali a se stessi.
Cerco di spiegarmi meglio. Queste sono persone che si sono sempre atteggiate a sentirsi superiori, più fighi, belli, intelligenti… qualcosa più di me, te e tutti.
Trattano male gli altri, si considerano migliori, e pensano di avere diritti speciali. Magari hanno una posizione privilegiata grazie a fortuna, stato sociale oppure sono davvero più intelligenti…
Li riconosci, sono quelli che ti fanno sentire (e con il tuo aiuto ci riescono) a disagio, ti mettono in qualche forma di soggezione.
Rivederli nel tempo è sempre bello, quasi terapeutico. Solitamente loro sono uguali. Certo sono invecchiati, lo vedi dai capelli bianchi, dalle occhiaie e dalle rughe. Ma nel resto sono uguali. Fedeli a se stessi, al personaggio che interpretano e alle convinzioni a cui sono legati per paura di scoprire la verità.
Se li guardi bene, con gli occhi di chi è cambiato e cresciuto vedi la paura e la pochezza. Tu hai affrontato i tuoi limiti. Alcuni li hai anche superati, altri li hai solo visti e accettati. Hai avuto coraggio e questo ti ha premiato. Ti sei messo in gioco, hai sbagliato, chiesto scusa, imparato e continuato.
Certo non sarai mai al loro livello (io per lo meno no), loro sono superiori. Se hai letto un libro, loro ne hanno letti dieci. Se hai fatto un corso, loro erano in prima fila e poi hanno pranzato con il relatore. Se hai fatto un cammino spirituale, loro hanno parlato a quattr’occhi con il Maestro. Hanno sempre fatto qualcosa più di te.
Strano però che siano ancora lì. Allo stesso posto. A pensare e fare le stesse cose.
La cosa più bella è che nel rivederli te ne rendi conto. Per il principio del contrasto ti rendi conto di quanto tu sia cambiato. E ora con occhi nuovi ti sembrano personaggi da film, quelle commedie all’italiana che sono un mix di comicità e dramma. Sì, fanno ridere, forse fanno tenerezza, che spesso arriva alla compassione.
In quei momenti cerco di ringraziare il buon Dio che mi ha dato il coraggio e la possibilità di crescere. Ringrazio loro perché ho imparato. Spesso non me lo hanno insegnato, l’ho imparato io.
Sorrido vedendoli imbarazzati. Cercano di mettere in scena la stessa gag, ma ormai non funziona più. I tempi sono cambiati.
Buona settimana.
Claudio
Chi è senza peccato scagli la prima pietra ….
In questi giorni riflettevo sull’abitudine tutta umana di giudicare… Lo so è una funzione della nostra mente, il cervello non può farne a meno.
Nel mio lavoro, nel mondo di Tony Robbins, mi hanno insegnato, e non in modo piacevole, ad accettare tutti i feed back, tutte le critiche come se fossero vere. Anche se sono assurde. Se le prendi per vere anche per pochi minuti ti aiutano a crescere…
Nelle Dinamiche a Spirale crediamo che chi ha sviluppato il livello GT/giallo sappia far una critica senza rancore, senza interessi personali, solo per dire quello che pensa o per aiutarti a crescere. Certo tutti siamo in grado di farlo ma quante volte lo facciamo?
Io vedo molte persone che criticano e basta.
Spesso criticano altre persone senza conoscerle, senza avere competenze, senza aver meriti per farlo. Sembra che ci sia una specie di regola, meno risultati la persona ha raggiunto in una determinata cosa e più critica chi li raggiunge… Un po’ troppo facile criticare direi.
L’ho fatto anche io lo ammetto, e probabilmente lo rifarò. Sono umano e quindi imperfetto. Spero di ricordarmi, tutte le volte che lo farò, che non serve a nulla, anzi mi qualifica come una persona poco furba per non dire altro.
Quando qualcuno criticherà te accogli la critica e fai finta che sia vera. Così per crescere. Fatto questo chiediti:
- La persona ha le competenze per criticarmi? È un esperto in materia? Ha avuto risultati migliori dei miei?
- Mi critica per farmi crescere? Perché mi vuole bene? O per altre ragioni meno nobili?
- Mi conosce o conosce la situazione per poter criticare?
Siamo tutti un po’ troppo pronti per dire agli altri cosa e come dovrebbero comportarsi, quando c’è da fare invece vedo meno preparazione. In momenti difficili come questi la generosità della critica è all’ordine del giorno.
I nostri così detti “leaders” (politici, religiosi, sociali ecc.), danno un esempio sconfortante. Dicono agli altri di fare cose che non fanno. Noi da buoni sudditi, seguiamo l’esempio…
E quindi cosa fare?
Sinceramente non lo so. La cosa più semplice sarebbe farti una ramanzina sull’etica di comportamento. Il mio grande maestro e amico Generale Franco Angioni dice che “l’etica di comportamento è da tenere anche e soprattutto quando il nemico non la segue”. Lui è un grande, l’ha fatto per tutta la vita, ecco perché lo invitiamo al corso di Leadership.
Io non posso scagliare la prima pietra. Nemmeno la seconda. Mi limito a invitarti a prestare meno l’orecchio alle critiche di chi dovrebbe stare zitto.
Poi magari tutti insieme critichiamo meno e facciamo un po’ di più. Chissà che troviamo in modo di migliorare la situazione.
Buona settimana.
Claudio
Capitan Pirata mi ha insegnato una cosa
Lì per lì non avevo tanta voglia di andare al cinema per vedere un film d’animazione ma era qualche giorno che non passavo un po’ di tempo con le mie bimbe quindi sono andato. Abbiamo visto: “Pirati! Briganti da strapazzo” che narra delle avventure di Capitan Pirata e della sua ciurma.
Capitan Pirata è un pochino sfigato. Vuole a tutti i costi vincere il premio Pirata dell’anno e battere il suo acerrimo antagonista. Purtroppo non riesce a fare un arrembaggio degno di un Pirata e continua a essere sempre più sconsolato.
Dopo una serie di fallimenti attacca la nave di un ricercatore che nota che Capitan Pirata non ha un pappagallo, come lui pensa, bensì un uccello rarissimo, forse l’ultimo esemplare rimasto. Questo ricercatore lo convince ad andare con lui a Londra (città dove risiede la nemica Regina) per presentare il volatile a un meeting scientifico per vincere il premio di miglior scienziato dell’anno. Non è il premio che vuole, ma è pur sempre un gran premio.
Tralascio i dettagli, dopo varie peripezie Capitan Pirata vende il suo adorato “pappagallo” alla nemica Regina per avere una nave piena d’oro per tornare così dagli altri Pirati e vincere il premio. Cosa che succederà. Sul più bello però, l’acerrimo nemico dice a tutti come Capitan Pirata ha avuto l’oro e quindi il premio gli viene negato. La ciurma, delusa dalla menzogna del loro Capitano e dal pensiero che lui avesse venduto uno di loro alla Regina, lo lascia.
Rimane così solo e senza premi.
Nel frattempo lo scienziato lo informa che la Regina non ha comprato il volatile per averlo nello zoo come aveva detto, bensì per mangiarlo! E qui si sveglia l’eroe.
Capitan Pirata si riprende dall’ossessione di vincere il premio, ora quello che conta è salvare il suo amico. Così decide di assaltare, da solo, la nave della Regina.
Lo scienziato gli dice “ma è impossibile!”.
E lui risponde “è impossibile solo se ti fermi a pensarlo!”.
L’obiettivo non è più il premio ma salvare l’amico. La differenza è enorme. Questo obiettivo ha delle buone ragioni. Ha uno scopo nobile, è legato a emozioni e valori (che poi sono emozioni) profondi.
Nel mio ultimo audio libro parlo di definire prima lo scopo (le ragioni) e poi la visione. Quasi tutti fanno il contrario. Io stesso per anni ho chiesto per prima cosa “quale è l’obiettivo” e poi “quali sono i motivi”.
Se decidi prima cosa vuoi e poi perché lo vuoi potresti cadere nella bugia di volere qualcosa che non vuoi veramente. O come per Capitan Pirata desiderare troppo qualcosa che riempie un vuoto.
Se decidi prima perché vuoi quello che vuoi, perché fai quello che fai, perché esisti, tutto cambia… Certo forse non ricordi quale è lo scopo della tua anima, o forse credi che non ci sia un’anima e allora devi inventarti uno scopo.
Perché fai quello che fai? Perché vuoi quello che vuoi? Chieditelo.
Quando avrai quelle risposte che ti fanno venire un brivido giù per la schiena, o che fai fatica a dire per l’emozione vedrai che il resto verrà da solo.
Inoltre nulla sarà più impossibile, con così tanta motivazione non ti fermerai a pensarlo!
Buona settimana.
Claudio
“Sporcarsi le mani”
Che differenza c’è tra chi ha e chi non ha?
Non parlo di cose materiali: case, auto, soldi, bei vestiti… parlo di una vita dove hai le emozioni e i momenti che vuoi. Ovviamente le cose possono essere uno strumento utile che ti aiuta ad avere le emozioni, ma sono il mezzo non il fine.
Chiarito questo punto torniamo alla domanda: che differenza c’è tra chi ha e chi non ha?
Per anni ho pensato fosse intelligenza. Alcuni pensano sia fortuna. A un certo punto ho creduto fosse conoscenza, abilità. Conosco persone che sono convinte che sia il karma, la storia della tua vita (magari precedente!).
La riposta è molto semplice. So che l’hai già sentita da me o da altri ma lasciami ricordarla a tutti, me compreso.
La differenza è che chi ha successo (inteso come participio passato del verbo succedere) è disposto a fare quello che gli altri non sono disposti a fare. Quello che nel linguaggio comune si chiamava “sporcarsi le mani”.
L’intelligenza e la fortuna aiutano sicuramente. La conoscenza è certamente utile, e il karma? Beh, è il risultato delle tue azioni quindi conta.
Quello che serve di più è coraggio e voglia di fare.
Il coraggio ti porta a fare le cose che non hai mai fatto e quindi fanno paura. Se fai le stesse cose avrai gli stessi risultati e non basta. Non più.
La voglia di fare ti aiuta quando non hai voglia. Credimi, nessuno ha voglia sempre. Chi è motivato se la fa venire.
Ci sono tecniche, modi, abilità che ti aiutano ad avere più coraggio e voglia. Sono utili, ho dedicato la mia vita a studiarle e mi sono state utilissime, sia per me sia per i miei clienti. Però aiutano, non ti sostituiscono. Alla fine devi essere tu ad aver coraggio e a fare.
Ne vuoi la prova?
Guarda quante persone poco intelligenti, sfortunate, non abili e con un karma sconveniente che hanno. Oppure nota gli intelligenti, fortunati, abili e con un karma favorevole (per un po’ perché poi passa), che non hanno.
Non puoi aver tutto, e non puoi averlo sempre.
Senza coraggio e voglia avrai poco e continuamente.
Lo so, la faccio semplice e sai perché? È semplice.
Ricordi la vecchia pubblicità di Nike? “Just do it!”.
Buona settimana, mettici coraggio e voglia e sarà straordinaria.
Claudio
Riflessioni (grazie a Don Sergio)
Don Sergio l’ha fatto un’altra volta. Sono andato a messa controvoglia, preso dalle tante cose da fare e lui mi ha fatto cambiare idea ancora. A parte l’ottimo Public Speaking, ha sempre un modo straordinario di portare nella vita quotidiana gli insegnamenti delle Scritture.
Chi mi conosce sa che sono affascinato dalle religioni e dai loro insegnamenti, ma non sempre da chi li trasferisce (o cerca di farlo) a noi (più o meno) fedeli.
Don Sergio venerdì sera è stato, come sempre, un maestro. Non ricordo bene cosa ha detto lui e cosa ho pensato io mentre diceva, quello che conta è che mi ha fatto rivalutare la storia della passione di Gesù.
Come sappiamo Gesù è andato nel deserto per digiunare e prepararsi. Fa sempre bene uscire dal rumore delle nostre vite, andare nel silenzio per calmare la mente. Il digiuno è comune a tutti i grandi Profeti. Privarsi dalle abitudini ci libera dalle dipendenze e ci fa apprezzare le cose che diamo scontate. A volte 40 giorni sono troppi, ma io una volta ogni tanto smetto di fare/mangiare qualcosa così per educarmi ad apprezzarlo di più. In questo lungo week end Pasquale ho lasciato la mia vita veloce (incluso pc, iPad ecc.) per riposare con le mie tre donne… solo carte, film e coccole!
Tra i film che abbiamo visto ci siamo guardati “Jesus Christ Superstar” il capolavoro che mi ha fatto riscoprire la figura di Gesù quando ero ragazzino. Tra le tante cose nel musical è evidente la fatica che Egli aveva nel farsi capire. In quel film manca la scena in cui Gesù lava i piedi agli apostoli. Don Sergio ne ha parlato. Un gesto capito da pochi, soprattutto allora. In un mondo di urli, di pretese, di diritti acquisiti il figlio di Dio si inchina e lava i piedi… straordinario! E come dice Don Sergio “se uno ti lava i piedi con umiltà ha ragione lui, per definizione ha ragione lui!”. Una frase che mi ha colpito come uno schiaffo e che ricorderò per sempre.
Uno dei 12 Lo tradisce. Anche a me uno dei miei 12 mi ha tradito. A dire il vero sono stati in tanti, io non sono così bravo a scegliere penso. Forse è successo anche a te, anzi sicuramente. Però se ci pensi senza quel tradimento non saresti stato messo in croce. Non saresti morto per poi risorgere più forte, più saggio e più leggero. Così leggero da poter ascendere al cielo!
Mi è servito ricordare che è stata la folla a mettere in condizione Ponzio Pilato di sentenziare Gesù alla crocifissione. La folla è stupida. È con te quando va tutto bene e ti molla appena conviene. Poi magari quelli che sono disposti a starti vicino vengono denigrati (vedi Maria Maddalena) perché sono sempre stati fedeli. (Curioso che sia stata una ex “prostituta”, o così dicono, ad essere sempre stata fedele).
“Padre perché mi hai abbandonato?”. Quante volte l’ho detto! Quante volte lo avrai pensato! Quando si è soli ci si sente soli. È normale siamo umani. Il nostro cervello cancella chi ci sta vicino, dimentichiamo persino la guida divina che ci ha messo in quella situazione e ci indica la via.
“Perdonali perché non sanno quello che fanno”. Io a perdonare faccio fatica. So che non sanno quello che fanno. Essendo deficienti, nel senso letterale della parola, non possono sapere. Se ci pensi però ti fanno un favore. In oriente dicono che i tuoi “nemici” sono Maestri travestiti. Se non fossi stato tradito, deriso, crocifisso non avrei mai fatto il processo di crescita che ho fatto. Il perdono mi manca ma la gratitudine c’è l’ho. Li ringrazio, tanto. È anche merito loro.
Per l’ascesa al cielo ci manca un bel po’. Io e te siamo troppo umani. Dobbiamo aspettare di morire e lasciare che la nostra anima vada dove andrà.
Nel frattempo però possiamo creare un po’ di paradiso nelle nostre vite. Come?
- Prenditi tempo per andare nel tuo deserto lontano dal rumore delle richieste altrui.
- Lava i piedi a qualcuno, con passione e amore.
- Fai una bella cena, magari non sia l’ultima, dove dai anima e corpo.
- Lascia che gli altri ridano di te sapendo che tanto non sanno quello che fanno.
- Lasciati morire, e soprattutto risorgi. Lascia che quello che non ti appartiene, quello che tu non sei muoia per lasciare che il nuovo o il vero rinasca.
- E soprattutto rendi onore a chi ti ama davvero, è facile capire chi è, è sempre lì, al tuo fianco, senza far tanto rumore. Altri diranno di tutto su questa persona, vorranno denigrarla. Lascia che lo facciano. Tu sai chi è e quanto vale. Non a caso sarà l’unica persona a cui darai il privilegio di massaggiare i tuoi capelli.
Buona settimana di resurrezione.
Claudio
Ispirazioni
La vita, il mondo, la crisi ci chiede di essere straordinari per poter affrontare e vincere le sfide. Lo sport è così. La musica è così. Il lavoro è così. La politica (quella vera dei grandi leader è così). Chi sa affrontare e vincere grandi sfide ci ispira, ci emoziona.
L’atleta che supera la fatica o un avversario superiore, ci ricorda che possiamo andare oltre. Il musicista che suona in modo straordinario, ci emoziona. Il grande leader del business, che crea prodotti o aziende che cambiano la vita, ci ispira. I leader politici che cambiano le sorti di un paese (come è appena successo in Birmania) ci mostrano una nuova via.
Solo gli esseri umani possono fare grandi cose. Solo gli uomini sanno vedere a occhi chiusi oppure vedere quello che non esiste. È la visione, quello che c’è nella nostra mente, cuore e anima.
Abbiamo bisogno di uomini e donne che ci fanno vedere quello che non c’è. Soprattutto abbiamo bisogno di chi ci dice “andiamo a creare quel futuro che non c’è, facciamolo insieme, io sono con te”.
Di persone che hanno idee, che parlano, che ci dicono cosa fare (farlo noi senza di loro) ce ne sono tante, troppe.
Io penso che ce ne siano anche tante di quelle che fanno, magari senza parlare troppo. Le trovo al mattino presto in macchina verso il lavoro, negli asili a educare i nostri figli, nelle parrocchie di tutte le religioni a passare qualche valore, nei negozi a servire (che bel verbo!) i clienti con passione… sono ovunque!
Forse in mancanza di persone famose che ci indicano la via possiamo prendere in prestito quelle di altri paesi. Oppure possiamo guardarci intorno. Sono sicuro che nel tuo quartiere c’è un eroe o una eroina che è fonte di ispirazione. Nessuno metterà la sua foto sul giornale, nessuno farà un film sulla sua vita ma tu puoi imparare da questa persona.
Magari la prossima volta che aggiorni il tuo stato su Facebook potresti parlare di lei, anche in modo anonimo, senza dire il suo nome. Parla solo di quello che fa e di cosa ti ha insegnato. Chissà che l’ispirazione non diventi contagiosa.
Buona settimana ispirata.
Claudio
Dovrei, ci provo ma in passato ho sbagliato
Conosco tante persone che passano troppo tempo a pensare agli errori del passato. “Avrei dovuto fare così, non avrei dovuto fare cosà”. Lo stesso vale per i “dovrei”. “Dovrei fare questo, dovrei fare quello”, che secondo me è l’anteprima del “ci provo”, la tipica frase di chi poi non fa.
Partiamo dai “avrei dovuto”. Tutti avremmo dovuto fare qualcosa o non fare qualcos’altro. È la vita. A volte abbiamo fatto come abbiamo fatto perché ci mancavano le risorse, altre perché eravamo emotivamente sfasati, ci sta. Lo stesso vale per le cose che non abbiamo fatto. Gli errori fanno parte del vivere, li facciamo perché siamo umani e li ripetiamo perché siamo umani quindi a volte dobbiamo ripetere la lezione per imparare.
Diabolico non è ripetere gli errori ma continuare a recriminare o rimpiangere. Se hai fatto un errore fai tesoro della lezione, chiedi scusa e fai qualcosa per rimediare. Come dice Randy Paush, chiedi scusa e chiedi come puoi rimediare. Se l’errore lo hai fatto con te stesso chiediti scusa e rimedia con te stesso.
I “dovrei” mi fanno impazzire.
Chiariamoci anche io dovrei fare tante cose che infatti non faccio. Una cosa è certa: dovrei fare le cose poco importanti perché quelle che contano le faccio. Tony Robbins dice che il fallimento è il risultato di rendere le cose meno importanti di quello che sono e che lo stress nasce dal rendere le cose più importanti di quello che sono. Non so tu ma io spesso dò troppa importanza a cose che non ce l’hanno.
Magari mi deludo per un errore che ho fatto, ci rimango male, recrimino con me stesso invece di andare avanti e imparare.
Ultimamente mi sono imbattuto con un paio di persone che parlano tanto e fanno poco. “A parole sono tutti dei campioni” si dice e queste persone sono dei campionissimi.
Hanno un sacco di scuse e ragioni del perché non possono fare quello che vorrebbero o dovrebbero. Ovviamente le scuse vengono dal passato ed è sempre colpa di altri. Fanno dichiarazioni su quello che faranno che immancabilmente non fanno. È un circolo vizioso.
Se tu sei più disciplinato e porti avanti le cose, hanno commenti e giudizi su di te. Per loro sei fortunato, o rigido o chissà cosa. Quando non ti fai coinvolgere o li eviti pensano che sei uno stronzo, o che non li capisci. Se li lasci fuori dai tuoi progetti perché ti hanno stancato o fatto perdere tempo, dicono che sei un egoista.
Anche questa è la vita. Grazie a Dio ognuno la vive come crede e per la legge karmica (di causa e effetto) tutti raccogliamo cosa seminiamo. Di fatto non raccogliamo sempre, a volte c’è una gelata che rovina tutto.
Una cosa è certa se non semini non raccogli.
Ricordo anni fa quando Roberto Baggio giocava ancora. Era a fine carriera e giocava a Brescia. Dopo l’ennesima operazione al ginocchio rientrò in tempi record in campo, battendo tutte le più ottimistiche previsioni. La sua squadra stava lottando per salvarsi dalla retrocessione e lui voleva esserci. Al suo rientro segnò un goal importantissimo. Grazie a un passaggio si trovò davanti alla porta vuota, non dovette fare altro che tirare per segnare.
Ricordo i commenti degli stupidi che dicevano che era fortunato a essersi ritrovato sotto porta. I più attenti, apprezzavano il fatto che invece di recriminare per l’infortunio, o per errori passati, o per la sfortuna di essersi fatto male, si era posto un obiettivo. Invece di “dovrei rientrare” aveva fatto l’impossibile per essere in campo quando serviva.
Baggio purtroppo non viene ricordato per questo. I più lo ricordano per aver sbagliato quel rigore nella finale americana contro il Brasile. Io ricordo che ai quarti di finale e semifinale di quel campionato del mondo passammo per merito suo. Certo, aver visto quelle partite allo stadio mi aiuta a ricordare quegli eventi, ma quello che importa è senza di lui non saremmo nemmeno arrivati in finale.
Ricordo anche la sua riposta quando a fine carriera qualcuno gli chiese cosa rispondeva a chi gli faceva domande su quel rigore. Lui disse: “dico che c’è chi sbaglia i rigori in finale di campionato del Mondo perché li tira. C’è chi non li tira mai quindi non sbaglia”.
Io ne ho sbagliati un sacco. Mi dispiace ma ci penso poco, ho imparato la lezione e la applico al prossimo da tirare. So anche che per segnarli devo prepararmi. Se provassi a prepararmi sarei sicuro di sbagliare ed è un’idea che non mi piace, la lascio a chi dalla tribuna ha da commentare su come gioco.
Dopotutto sono, come te, fortunato, rigido ed egoista.
E tu, ti stai preparando per il prossimo rigore?
Buona settimana.
Claudio
Per arrivare alla vetta bisogna far fatica
In queste settimane mi sembra sempre più evidente la differenza tra le persone.
C’è chi vuole la vetta ma non vuole fare la fatica di scalare. C’è chi dà e fa del suo meglio tutti i giorni e, prima o poi, ottiene i risultati.
Non sono un alpinista, uso questa metafora come fanno molti perché rende l’idea.
Chi va in montagna seriamente conosce la fatica, sa che la vera meta non è la vetta ma lavora per arrivarci e una volta li, si gode la vista.
Solitamente chi sta a valle per pigrizia giudica chi arriva in alto, giudica persino peggio chi ci prova ma non ce la fa.
Chi fa fatica, tutti i giorni, si sente sempre dire quando ottiene risultati; “come sei fortunato tu!”, “hai un lavoro che ti piace, un bel rapporto, sei sano” o chissà cos’altro …
Io penso che ci siano un sacco di persone viziate. Nel senso peggiore della parola. Hanno il vizio di prendere tutto per dovuto e scontato, dalle persone, dalla vita da tutto. Come i neonati che non sanno quanta fatica fanno i genitori a svegliarsi per dargli da mangiare, e piangono appena le cose non sono esattamente come vorrebbero.
Le crisi sono sempre degli sparti acque. A volte sono le crisi economiche, oppure di salute, di fiducia, di coppia o un concorrente che diventa più aggressivo…
Leggevo un articolo sul nuotatore statunitense Michael Phelps, che come forse ricorderai ha vinto otto medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino. Phelps oltre che aver vinto tanto è conosciuto per essere un ragazzo simpatico e con i piedi per terra. L’articolo riportava tre cose del suo modo di essere e fare che mi sono sembrate interessanti.
Uno, tanto sacrificio
“Al liceo, non ero in giro a divertirmi con gli amici ogni giorno o tutti i fine settimana. Le feste liceali erano qualcosa a cui ero disposto a rinunciare per quello che volevo”.
Phelps ha sempre voluto vincere tanto e ha pagato il prezzo per farlo. Sinceramente non farei cambio con lui, la sua vita è solo nuoto e poco di più. Detto questo prendo il suo insegnamento, lo applico alla mia vita e ti chiedo. Sei disposto a rinunciare a qualcosa per la tua medaglia d’oro. Sei disposto a rinunciare al tuo orgoglio per vincere la medaglia d’oro nel rapporto di coppia? Sei disposto a rinunciare a qualche ora di divano per vincere la tua medaglia d’oro nella salute o nella conoscenza? Sei disposto a metterti in gioco, rinunciando alle sicurezze per vincere la medaglia d’oro della soddisfazione invece di farla vincere alla tua paura?
Due, imparare dagli errori
“Essere arrestato per guida in stato di ubriachezza è stata un’esperienza di apprendimento. Ho imparato così tanto da quell’errore, credo di essere cresciuto di più da quell’esperienza che tutto il resto”.
Nessuno è perfetto, nemmeno tu. Quello che conta è ciò che farai con i tuoi errori. Li giustificherai, ti punirai o imparerai?
Phelps è tutt’ora attivo nella campagna di sensibilizzazione al problema dell’alcol e della guida in stato di ubriachezza. Il suo errore lo ha fatto crescere e soprattutto gli ha dato la motivazione di fare di più, meglio e per gli altri.
Tu che errore potresti trasformare?
Tre, saper apprezzare l’incertezza.
“Dopo il nuoto non so cosa voglio fare. Voglio assolutamente rimanere nello sport, ma non sono sicuro di quale campo voglio entrare. E non ho paura del futuro, arriverà il momento in cui sono pronto ad andare in pensione, ma sicuramente non ancora”.
Tony Robbins dice che la qualità della vita di una persona è direttamente proporzionale alla quantità di incertezza che può tranquillamente gestire (e la parola chiave è tranquillamente). Come dico nel mio ultimo audio libro il futuro è incerto più che mai. Nello stesso tempo la sicurezza è il valore più ricercato al mondo!
Dobbiamo trovare le nostre sicurezze dentro di noi, se le cerchiamo fuori siamo spacciati. Chi ha fatto un lavoro profondo su se stesso (come quello che facciamo all’Extraordinary Me) sa che nei momenti difficili è la solidità interiore che conta.
La terra, prima o poi, ci trema sotto i piedi, se abbiamo una casa con fondamenta solide si muoverà un po’ ma non c’è nulla da temere.
Sappiamo tutti che la nostra vita non dipende solo da noi. Nello stesso tempo sappiamo anche che possiamo fare qualcosa. Certo a valle si sta comodi, il divano è comodo, lo status quo è comodo.
Chi inizia a scalare fa fatica, l’arrivo non è garantito e la vetta della vita si alza giorno dopo giorno.
Una cosa è certa, chi parte e chi arriva non è fortunato. Ha faticato e per questo raccoglie i frutti.
Inizia a scalare. Il fondo valle è troppo affollato di gente insoddisfatta se rimani lì ti condizioneranno e mi spiacerebbe sentirti dire “che fortunato che sei”, preferisco ascoltarti quando dirai: “che fortunato che sono ho avuto la forza, e soprattutto la voglia, di scalare”.
Buona settimana.
Claudio
















